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13 luglio 2020

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Non posso dire “adesso” senza averne nostalgia

– Keep calm and read a book –

Il verso è una finestra
azzurra di medina

F. Strumia, Marciapiede con vista

Nota di Marilena Lucente: Non posso dire “adesso” senza averne nostalgia; così è scritto nella prima pagina di questo libro piccolo e misterioso.
Nostalgia. Malattia diagnosticata nel 1688 da un medico, un giovane medico francese in guerra, che si accorge di una strana indolenza, astenia forse la chiameremmo oggi, che ogni tanto prendeva gli uomini dell’esercito. si accorse che accadeva quando non andavano in licenza per molto tempo. ufficiali, generali, soldati semplici: ad un certo punto avevano il bisogno di tornare a casa.
nostos algos: dolore del ritorno.
Dalla nostalgia, questo ce lo aveva insegnato già prima Ulisse, si apprende l’arte della attesa che è una forma del desiderio.
Arriva, la nostalgia, quando si ama molto: è un modo per difendere l’amore, con la forza del pensiero.
Come scriveva Proust “un ritornare poco alla volta, ma spesso”.
Ma anche, come nel geniale Cortazar, la nostalgia può essere la voglia di stare in due posti contemporaneamente.
E persino, un’altra sfumatura, si può provare nostalgia per i luoghi dove non siamo stati mai.
Assomiglia, la nostalgia, alla poesia. almeno per come è raccontata qui: “Il verso è una finestra azzurra di medina”.
E’ uno sguardo, una finestra, un pezzo di cielo, in una stanza.
adesso
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7 maggio 2020

Commenti disabilitati su Non è che la vita vada come tu te la immagini

Non è che la vita vada come tu te la immagini

– Keep calm and read a book –

Non è che la vita vada come tu te la immagini.
Fa la sua strada. E tu la tua.
Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti.
No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito.

Alessandro Baricco, Oceano mare

desideri

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24 aprile 2020

Commenti disabilitati su La poesia non è un genere letterario, è l’esperienza spirituale della vita

La poesia non è un genere letterario, è l’esperienza spirituale della vita

– Keep calm and read a book –

Scrivere è un modo di rispondere alla vita. Abbiamo sempre bisogno di rispondere a un dono con un altro dono, non per sdebitarci, ma per continuare a donare e ricevere, senza fine.
C. Bobin, Mozart e la pioggia

Nota di Marilena Lucente: Scrivere è un modo di rispondere alla vita. Chi scrive conosce la forza, il desiderio che muove alle parole e le parole che rendono vivo il desiderio. La vita, qui è in altri passaggi di Bobin, non è solo bella, e nemmeno solo grande.
Il fondo della vita – proprio così scrive, il fondo della vita – è terrificante e bello, le due cose allo stesso tempo. a questo serve la poesia. che non è la scrittura di un verso, la dizione delle cose, ma è la misura del sentire:
ciò che fugge dal mondo è la poesia.
La poesia non è un genere letterario, è l’esperienza spirituale della vita, la più alta densità di precisione, l’intuizione accecante che la vita più fragile è una vita senza fine.
(cercate i libri di Cristian Bobin)

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24 aprile 2020

Commenti disabilitati su E’ ancora presto per chiamarla Dad, didattica a distanza.

E’ ancora presto per chiamarla Dad, didattica a distanza.

– Pensieri e Parole –

“Un insegnante deve sempre andare a scuola con un libro e metterlo sulla cattedra”. In un testo di pedagogia degli anni Settanta di educazione linguistica veniva dato questo semplice ed efficace consiglio. Se vuoi che i tuoi alunni leggano, porta a scuola un libro, muovi la loro curiosità, mostralo, ma senza esibirlo, parlane ma senza spiegarlo. Apri mondi piuttosto che pagine.

In questo e in altri passaggi veniva sottolineato il valore dell’esempio – se tu non leggi come puoi pretendere che i tuoi alunni facciano ciò che tu non fai? – e la predilezione per un insegnamento informale. Niente schede, analisi e commenti. Il libro si legge come si fa un viaggio: privilegiando l’esperienza. In questo caso, individuale e collettiva.

Ho trovato sempre convincente questa posizione come tante altre degli illuminati e illuminanti maestri dell’Italia di cinquanta anni fa, che stavano letteralmente inventando la scuola (come dovremmo fare noi oggi). Sono sempre andata a scuola con un libro, l’ho messo sulla cattedra eccetera eccetera. Ogni volta che ho potuto ho parlato di libri con i miei studenti. Cioè sempre, anche perché insegno letteratura.

Qualche anno fa per radio ho ascoltato una intervista di uno scrittore italiano, anche lui insegnante. La critica lo considera uno dei più bravi scrittori europei e anche io ho tutti i suoi libri, nutro una profonda ammirazione per ciò che scrive e soprattutto per la sua magmatica scrittura. Questo per dire in anticipo con quanta attenzione accolgo sempre le sue parole. Lui ad un certo punto dice: “i miei alunni devono penare prima di avere un consiglio da me, un consiglio di un libro. A volte può passare un anno, prima di dare un titolo. Devono desiderarlo”.

Ovviamente tutte le mie convinzioni decennali crollano in pochi minuti. Non smetto di pensarci. Se la lettura è desiderio io devo alimentare questo desiderio. Procedevo per logica, andando avanti a tentoni. Di libri è pieno il web, le librerie, le case, gli scantinati, persino il centro di raccolta dei rifiuti ha un angolo dedicato ai libri salvati dalla spazzatura. I libri li puoi trovare dappertutto. Il desiderio solo dentro di te.

E allora? Tutto il nostro impegno per una scuola che dà a tutti e vuole cancellare le differenze? Tutta la nostra necessaria, ineludibile per me, gratuità pedagogica, la forza politica sottesa a certi gesti, che non sono affatto buone azioni fatte a caso, ma hanno una precisa direzione, una visione dell’educazione?

Mentre il dilemma lavora dentro di me si aprono domande su domande, la scuola si chiude.  Con tutto quello che significa. La giornata del libro di ieri l’abbiamo trascorsa dietro lo schermo, non avevo una cattedra, ma i manuali posati sul tavolo della cucina, il libro è diventato pdf passato in piattaforma, ci siamo fatti bastare una manciata di titoli suggeriti in chat. Abbiamo letto. Abbiamo trascorso una giornata senza libri. Ma non senza lettura.

E’ ancora presto, almeno per me, per chiamarla Dad, didattica a distanza. Ad oggi stiamo imparando, rispondendo ad una emergenza. In questo spazio, in questa corda tesa tra la quarantena Covid e la Didattica a Distanza noi insegnanti camminiamo su un filo. Ci siamo privati di tante cose care, tra queste, per me, anche dei libri. Ci avviamo verso l’essenziale. Tra queste, per me, per la scuola, la lettura, la condivisione della lettura. Quello che resterà non è dato né saperlo né prevederlo.

Caserta 24 aprile 2020
Marilena Lucente

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21 aprile 2020

Commenti disabilitati su Bisogna stare attenti alle parole

Bisogna stare attenti alle parole

– Pensieri e Parole –

E poi c’è una cosa che ripeto sempre, e in questa circostanza (coronavirus) vale di più: bisogna stare attenti alle parole, e soprattutto delle parolacce.
Il linguaggio è un modo per esprimere noi chi siamo.
Con la differenza che un brutto vestito resta addosso a chi lo indossa, il linguaggio violento, scurrile, offensivo investe chi ascolta, chi legge, chi per caso si imbatte in un post, in un messaggio inoltrato a tutti i contatti, in una trasmissione televisiva.
G
li occhi si possono chiudere, le orecchie no.
Purtroppo o per fortuna.
A
nche la cura del linguaggio individuale serve a tutelare la salute collettiva, quella per la quale ci stiamo tanto impegnando (quasi) tutti.

Marilena Lucente

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20 aprile 2020

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Quando guardo il cielo

– Keep calm and read a book –

 

“Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà anche noi, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità”.
(Anne Frank, Diario)

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6 aprile 2020

Commenti disabilitati su In questi giorni si sente proprio la differenza tra il silenzio di dentro e quello di fuori

In questi giorni si sente proprio la differenza tra il silenzio di dentro e quello di fuori

– Keep calm and read a book –

Non tutti i silenzi sono uguali.
Come grazie alla consapevolezza del vivere, si diventa sensibili alla luce, alle diverse sfumature di luce in diversi luoghi, in differenti momenti della giornata e delle stagioni, così si colgono miriadi di sfumature nei silenzi nostri e altrui, silenzi umani, silenzi degli animali, degli alberi, silenzi minerali.
Il silenzio non è tacere né mettere a tacere, è un invito a stare in compagnia di qualcosa di tenero e avvolgente, dove tutto è già stato detto.
Arte del congedo per ritrovare.
Arte dell’a capo che insegna a lasciarsi scrivere. Il silenzio semina. Le parole raccolgono.
Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva

Nota di Marilena Lucente: Quanto silenzio abita le strade, i parchi, questi giorni.
Un silenzio che sembra allungarsi, come le giornate di primavera.
“Un silenzio onesto”, viene definito in questo libro.
Diverso da quello rancoroso, ostile, che alza muri.
In questi giorni si sente proprio la differenza tra il silenzio di dentro e quello di fuori.
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6 aprile 2020

Commenti disabilitati su I discorsi belli

I discorsi belli

– Pensieri e Parole –

L’anima, o caro, si cura
con certi incantesimi
e questi incantesimi
sono i discorsi belli

Platone, Carmide

Nota di Marilena Luvente: i discorsi belli, li chiama platone. non le ipocrisie o le edulcorazioni, non le ingenuità o le parole dette per dire.
I discorsi belli. Le parole importanti.
Ne abbiamo bisogno sempre. Ancor più in questi giorni. Parole e gesti che siano significativi, pieni di fiducia.
Di parole ne arrivano sempre tante. Alcune davvero molto belle, altre buttate lì, a casaccio, nel disordine delle ore che non hanno inizio e fine.
Il cellulare che sembra diventare un cestino della spazzatura.
Dall’ultimo scoop sul covid alle palme intrecciate, i cuoricini al mattino, la foto dei ladri che girano armati e entrano in casa con la scusa di consegnare le mascherine a mezzogiorno. Moltiplicazione di chat e messaggi a tutte le ore.
ohhh…
ma così si fa?
Alle dieci, alle undici, messaggi vocali, compiti assegnati, ricette, risposte stupide a domande intelligenti, domande sceme e risposte di dubbia utilità, questo messaggio è stato eliminato, non riesco a entrare, non mi fa entrare – chi? cosa? – ciao amore, prof vi sono arrivati i compiti, questo messaggio è stato eliminato, scusate ho sbagliato chat.
Così a me sembra di aver sbagliato mondo.
Io credo che nella costrizione in cui ci troviamo abbiamo qualcosa da imparare e reimparare. tra queste, un po’ di gentilezza e di rispetto per il tempo e lo spazio altrui.
Il cellulare è spazio e tempo. non vorrei che l’astenia di contatti che nasce dalla distanza sociale provocasse poi un eccesso di vicinanza virtuale vuota e priva di senso.
Le nostre anime, tutte, hanno bisogno d’altro. sin dai tempi di Platone.

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2 aprile 2020

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Se non ci fosse un cielo da osservare

– Keep calm and read a book –

Che differenza c’è tra
il vento e un sospiro della tua bocca?
Che cosa può darmi la terra che
non abbia già visto sulle tue mani?
Se non ci fosse un cielo da osservare, sarei capace di innamorarmi?
Elvira Sastre, La solitudine di un corpo abituato alla ferita
Nota di Marilena Lucente: stamattina cercavo un libro che mi aiutasse ad entrare nelle parole che hanno dentro il silenzio, che sono capaci di cogliere sottili sfumature.
Elvira Sastre è una giovanissima poetessa spagnola, che sa usare parole spietate e parole delicate, per questo mi piace. cosa accade dentro di noi è un riflesso di quello che avviene fuori? o è quel cielo da osservare che ci rende ciò che siamo?
A pochi chilometri da Caserta c’è un parco, adesso immagino immerso nella solitudine, in cui l’acqua si sa fare specchio, è talmente trasparente che si vedono insieme il fondo e le nuvole, le pietre e le chiome degli alberi.
Mi piace pensare all’acqua di quel parco che adesso dorme, e magari sta pure sognando. il sogno dell’acqua.
Mi piace pensare che magari prima o poi ritorniamo a camminare accanto all’acqua.

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28 dicembre 2019

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Acqua sulle mani di Medea, sulle labbra di Didone, sugli occhi di Penelope

– Keep calm and read a book –

“Sul fianco del legno il nome di lei
se lui dimentica sara’ la barca a farsi ricordo”

Poi tutto si è fatto deserto …io sono diventata deserto, incessante vento del deserto.
Quando finisce il passato ?

Acqua.
Acqua sulle mani di Medea, sulle labbra di Didone, sugli occhi di Penelope.
Acqua tra loro e il mare.
Acqua tra un uomo e una donna, tra le parole e il silenzio, tra il cielo e la terra.
Acqua, per portare via secoli e secoli di inganni, potere, bugie

Medea, Didone e Penelope prendono la parola per raccontare cos’è stato, per loro, il mare infinito e vicino. Medea, la prima donna ad averlo attraversato a bordo di una nave, si è fatta straniera e assassina per un uomo che solo grazie a lei ha potuto affermare se stesso: proprio per questo, però, si vede respinta al di là del mare, scacciata da una terra dove già era straniera. A Didone, che viveva in un lutto perenne sulla riva del mare, un uomo giunto dal mare riesce a donare un nuovo presente, ma le nega il futuro promesso fuggendo sul mare. Penelope, che Ulisse aveva portato a Itaca, attende circondata dal mare: l’uomo che vaga sul mare le ha lasciato unicamente un’attesa da colmare e difendere, perché anche l’inganno viene dal mare, assieme alla speranza e alla gioia. Tre prose chiare e dense, che del mare accolgono in sé l’oscillare incessante e la capacità di donare simboli, immagini e allusioni sempre nuove. Le donne del mito acquistano vita e prendono voce; il mare, intanto, separa e unisce, genera e uccide, inghiotte e sostiene, riconduce e disperde.

M. Lucente, Trilogia delle donne dell’acqua

trilogia

 

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