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10 marzo 2019

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La maternità raccontata da Mauro Silvestre

– Pensieri e Parole –

Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo
e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio,
tu eri il Suo desiderio.

R. Tagore

Mauro Silvestre ex studente di informatica del Giordani Caserta.

Nota di Ennio Ranucci: Mauro racconta una maternità sensuale e di coppia, non solo della donna. Una maternità da “mostrare e vivere”. Coniuga sapientemente arte e  tecnologia.
Mi piace indicarlo come ” Un artista con cellule informatiche”
L’informatica è pervasiva, è ovunque, anche nell’arte può dare tanto!
Il laboratorio “GiordaniArte&Teconologia” del Giordani Caserta vuole scoprire con i ragazzi questi nuovi percorsi.
Un curricolo che insegni  ad amare la bellezza, a cogliere lo stupore.

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9 marzo 2019

Commenti disabilitati su Ama senza possedere, accompagna senza invadere e vivi senza dipendere

Ama senza possedere, accompagna senza invadere e vivi senza dipendere

– Pensieri e Parole –

Una delle più grandi dimostrazioni d’amore è lasciare che la persona amata sia se stessa.
La possessività è una forma di attaccamento che non riflette amore, ma solo un desiderio e una necessità di controllo.
Quando il nostro “io” è maturo, quando abbiamo fiducia nelle nostre capacità e siamo coscienti delle nostre emozioni, la possessività sparisce: non ne abbiamo più bisogno.
Non facciamo del bene quando imponiamo le nostre opinioni e il nostro modo di fare. Non cadere nell’errore di cercare di imporle: nessuno è obbligato a soddisfare le nostre aspettative.

Anima Naturale

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27 febbraio 2019

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L’attesa come segreto

– Keep calm and read a book –

L’attesa come segreto, così che nessuno al mondo ne sa qualcosa, tranne colui che è atteso e colui che attende. Un sentimento che per intensità è superiore a qualunque altro.

(Elias Canetti – La rapidità dello spirito)

da facebook “Pagina Bianca”

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15 febbraio 2019

Commenti disabilitati su Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso

– Keep calm and read a book –

Mi stringerai ancora più forte e mi bacerai con tutta l’anima, come se, così facendo, riversassi in me tutto quello che è racchiuso e celato in te, che si aprirà e si svelerà nel mio corpo, piano piano, finché tutto si scioglierà.

D. Grossman, Che tu sia per me il coltello

Nota di Marilena Lucente: per misteriose ragioni ci sono dei libri che ci prendono e ci portano via, ci dicono tutto di noi, raccontano i nostri desideri profondi, finanche i più remoti e nascosti, ci fanno compagnia, a volte per tutta la vita. Questo libro ha su di me questo effetto.

frasi imparate a memoria:

“Volesse il cielo che due estranei vincessero l’estraneità”.

pagine piene di visioni, sguardi, coraggio:

“Avremo un sacco di primi incontri come quello e ogni volta ci scopriremo in modo nuovo. Perché rinunciare a qualcosa? Perché rinunciare a tutto? Voglio tutto con te, perché solo con te posso volere tutto. Perché, forse, solo attraverso questo prodigo “tutto” ci verrà svelata, a poco a poco, l’essenza particolare che può crearsi tra te e me, ma mai tra altre due persone. […] Per tutta la vita ci “accontentiamo”, e con te voglio toccare tutto, con gesti ampi e generosi, come se questa fosse l’ultima volta che tocco in vita mia”.

passaggi pieni di immaginazione, e felicità

“Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo”.

e soprattutto, necessità

“Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso”

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17 gennaio 2019

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Inchinarsi fa bene alla terra

– Keep calm and read a book –

chi non si inchina mai a niente
non saprà reggere il peso di se stesso.

Dostoevskij

Nota di Marilena Lucente: prendo questa citazione dal libro “Il silenzio è cosa viva”di Chandra Livia Candiani, in un capitolo dedicato all’inchinarsi. Anzi, si intitola proprio così:

inchinarsi fa bene alla terra

“E’ un gesto atletico – scrive Chandra – perchè interrompe la verticalità, consegna a terra, al luogo madre, alla fonte dello spuntare nuovi e freschi. Inchinarsi è una via di accesso alle infinite possibilità che si aprono con l’ammissione del limite. E’ importane che mi inchini con tuta me stessa, cioè sentendo il gesto, la sua danza, il suo senso. E’ testimonianza: io non so. E’ offerta: addestrami il cuore”.
Addestrami il cuore. Inchinarsi è anche saper chiedere. Ma come farlo, dove trovare il coraggio di farlo, se – proprio qualche pagina dopo – “il luogo dell’altro è il forse”?
L’altro, il tu è l’incognita, l’inconoscibile; il rischio di respingimento è altissimo, noi stessi non siamo così capaci nell’arte “dell’abitare e del coltivare”.
Eppure: “addestrami il cuore”. “chiedo asilo”. “nevicami”.
Le parole continuano, vanno verso la riva, chiedono, sperano.

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2 gennaio 2019

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C’è bellezza in ciò che è più forte di noi

– Keep calm and read a book –

Abbiamo la necessità di attraversare senza paura le sfumature dell’umano anche quando coincidono con rabbia, tristezza e scoramento. Abbiamo bisogno di accogliere e  legittimare i nostri sentimenti come anche la nostra confusione.
La confusione piace alla grazia.

Antonia Chiara Scardicchio, La ferita che cura

Nota di Marilena Lucente: Un libro, come recita il sottotitolo, dedicato al ‘dolore e sua possibile bellezza’.
Un interrogazione al dolore, in maniera coraggiosa, attraversando la poesia e la vita.
Io non sono così intrepida come Chiara, anche se lei e la sua scrittura sembrano fatte apposta per metterti sotto sopra tutte le convinzioni.
A lei, per lei, sta bene quel verso di Rilke: c’è bellezza in ciò che è più forte di noi.
È bella, la forza di Chiara. Dopo l’ultima pagina ho avuto voglia di stringere il libro tra le braccia. E l’ho fatto.

la ferita che cura

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26 dicembre 2018

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Vieni, siediti accanto a me un pochino

– Keep calm and read a book –

Vieni, siediti accanto a me un pochino.
Ecco, ritagliamoci un po’ di tempo dalle ‘molte cose ancora da fare’. Abbiamo tempo per farle tutte più tardi.
Ti posso assicurare che in quel giorno lontano in cui giungeremo alla porta del Paradiso non ci verrà chiesto con quanta cura abbiamo spolverato le crepe del marciapiede. Bensì con quanta profondità abbiamo deciso di vivere, e non da quante ‘importantissime’ stupidaggini ci siamo fatti seppellire.

(Clarissa Pinkola Estés, “La Danza delle Grandi Madri”)

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1 dicembre 2018

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È una cosa difficile da raccontare il silenzio

– Keep calm and read a book –

«È una cosa difficile da raccontare il silenzio.
Mi viene da dire che assomiglia a un colore che impari a guardare a lungo e poi ci trovi tutte le sfumature. Assomiglia al mare quando finalmente ti lasci andare.
Anche nel silenzio accade così.
Una parte di te scivola via, si allontana e si porta tutto quello che non serve più»

da “E poi torna alla luce con i suoi canti” di Marilena Lucentesilenzio«

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1 dicembre 2018

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La vita era così e basta

– Keep calm and read a book –

 

Vediamo chi la spunta questa volta, mi sono detta. Ho acceso il computer e ho cominciato a scrivere ogni dettaglio della nostra storia, tutto ciò che mi è rimasto in mente.

E. Ferrante, L’amica geniale

Nota di Marilena Lucente: in mente, per adesso, ci è rimasto lo stupore, la confusione delle emozioni, il riconoscersi in tanti passaggi di questa storia; l’amica che andava con il passo sicuro, aderente alle cose, e noi invece sempre un po’ staccati dalle nostre azioni, incerte, un po’ perdenti; le case, le strade, piene di gente, abitate da quell’amore fatto di dolore, i desideri che si presentavano con violenza e con violenza andavano trattati; la cattiveria necessaria come il pane. e c’era più cattiveria che pane.
Il bisogno di stringersi, di trovare quell’altra parte di sè venuta lontano a combaciare, il tu necessario al respiro, sino a diventare una cosa sola: le migliori amiche e nello stesso tempo le peggiori nemiche:

“Forse devo cancellare Lila da me come un disegno sulla lavagna, pensai, e fu, credo, la prima volta. Mi sentivo fragile, esposta a tutto, non potevo passare il mio tempo a inseguirla o a scoprire che lei mi inseguiva, e nell’un caso e nell’altro sentirmi da meno”.

E’ Lenù che scrive, che vuole cancellare. E’ lei che sente il freddo da quel lato del corpo quando l’altra non c’è.

Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c’era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così e basta, crescevamo con l’obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi.

E. Ferrante, L’amica geniale

Nota di Marilena Lucente: per chi legge Elena Ferrante da anni, per chi l’ha scoperta di recente, questa sera – per me, finalmente – va in onda la serie tv de L’amica geniale.
Un racconto che ci porta nel cuore della violenza del nostro sud, quella violenza che nasce dalla miseria, con uno sguardo crudo, crudele, perchè non c’è altro modo di raccontare le vite che sono cresciute così: in ogni casa una guerra, interrotta solo da qualche momento di tregua, in ogni strada una sfida, un pericolo, l’unico modo per diventare grandi.
La scuola. La scuola dalle maestre severe e necessarie, le sole forse capaci di vedere un poco di futuro per queste bambine.

“Quando si è al mondo da poco è difficile capire quali sono i disastri all’origine del nostro sentimento del disastro, forse non se ne sente nemmeno la necessità. I grandi, in attesa di domani, si muovono in un presente dietro al quale c’è ieri o l’altro ieri o al massimo la settimana scorsa: al resto non vogliono pensare. I piccoli non sanno il significato di ieri, dell’altro ieri, e nemmeno di domani, tutto è questo, ora”.

E poi quell’amore, quel poco di amore rubato alla miseria, che arriva, rende gli occhi più neri, e quasi ti tramortisce.
Questo siamo, nel profondo: figli di carezze ruvide e di un sud sempre antico che non ci lascia mai, che non lasciamo mai.amicageniale

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2 novembre 2018

Commenti disabilitati su I morti siedono sui fili della luce come gocce di pioggia

I morti siedono sui fili della luce come gocce di pioggia

– Keep calm and read a book –

Ci sono le tende
E le lenzuola
Il bicchiere
La menta alla finestra
C’è la sedia
E c’è la stuoia
E dentro a tutto
C’è quel lieve
Danzare di molecole
Quella luce vispa
Che brilla
E fa capriole
Nei vuoti vivi
Di ogni cosa
E fa dell’aria
Sbigottita
Amore.

Bevendo il tè con i morti” di Chandra Livia Candiani

Nota di marilena Lucente: Sono giorni che porto con me questo piccolo e prezioso libro di poesie.

Verso sera
I morti siedono sui fili della luce
Come gocce di pioggia
Che è già caduta.

Questa la prima pagina, la prima poesia. I morti sono gocce di pioggia ferme sui fili della luce, la morte è ciò che resta, chi è andato via diventa molecola di luce tra tende, pensieri davanti alla macchinetta del caffè, rumore del vento.
I vuoti vivi, li chiama la poetessa. Sentire, al di là delle parole, delle circostanze, degli eventi.
Abitare, i vuoti vivi.
Accade anche nostro malgrado. E lì, nello sbigottimento, scoprire altra vita.

Hanno spalle
leggere ed eleganti
come dopo la prima nevicata
i portatori di pace
entrando seminano
a piccoli gesti celati
fiocchi di silenzio.

Marilena Lucente: i portatori di pace della poesia sono quelli che non ci sono più. i morti escono di scena e si intravedono le spalle, “leggere ed eleganti come dopo la prima nevicata”. Vanno via così, intanto lasciano dietro di sè ricordi fiocchi di neve, parole non dette, accenni di gesti, brevi carezze nell’aria. si allontanano lasciandosi dietro una scia di fiocchi di neve e di silenzio.

La foto è di Simone Aprile, un fotografo siciliano che a me piace tanto, che insegna a guardare con amore.

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