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18 agosto 2017

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Girl

– Keep calm and read a book –

ultima

Nel più freddo inverno dell’età preistorica, una famiglia della specie Neanderthal, costretta a migrare per sopravvivere, smarrisce la giovane figlia. Rimasta da sola tra le difficoltà di una terra inospitale, la ragazza incontra un giovane maschio di un’altra specie e sente che lui è la sola via per salvare la propria gente dall’estinzione.
Si chiama Ragazza (Girl), ha un ciuffo rosso, il corpo robusto, un bell’aspetto per una che vive nell’era di Neanderthal. A ritrovarla è Rose, archeologa di 39 anni. Ragazza non è sola, accanto a lei giace lo scheletro di un uomo: sono uno di fronte all’altra, le cosce si toccano, le braccia si intrecciano. Rose immagina i loro corpi mentre si sfiorano, si amano.

Una storia con una data: nel febbraio 2007, la Sovraintendenza ai Beni culturali di Mantova annunciò il ritrovamento di una sepoltura neolitica durante gli scavi a Valdaro, nel comune di San Giorgio di Mantova. Si trattava di due scheletri sepolti di fianco, faccia a faccia, con gli avambracci incrociati. San Valentino era alle porte e le loro foto furono pubblicate come simbolo d’amore eterno. Gli Amanti di Valdaro oggi giacciono in una teca nel Museo archeologico di Mantova e la loro popolarità ha perso i connotati dell’eccezionalità. Cameron li ha riscoperti in una storia di fantasia. Per cinque anni, quei due scheletri innamorati sono stati un groviglio nella sua testa. E, da Toronto, dove vive con il marito e due figli maschi, spiega: «La loro foto è apparsa sui media canadesi. Mi ha fulminato senza un perché e l’ho appesa al muro del mio studio. Difficili le prime bozze del libro. Scrivevo dei Neanderthal, di cui noi umani conserviamo il Dna, e ho immaginato i due amanti come anello di congiunzione tra l’Homo Neanderthalensis e l’Homo Sapiens. Il capitolo in cui introduco Rose, lo chiudo con una frase emblematica: “La loro posizione testimoniava una comunicazione complessa fra i due, qualcosa che avevo sempre pensato si fosse perduto nel tempo. Un rapporto, un sentimento, uno sguardo: le cose che non si fossilizzano sono le più importanti”.

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18 agosto 2017

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Condannato a morte

– Keep calm and read a book –

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

Diego Cugia, Jack Folla. Alcatraz. Un Dj nel braccio della morte

Nota di Marilena Lucente: Più dei tramonti, più del volo di un uccello, più delle albe, più del sole: la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. In assoluto. Parola, anzi parole di Jack Folla. Quaranta anni, italo americano, dj, detenuto in un carcere di massima sicurezza USA, condannato a morte. Una concessione: può fare radio e trasmettere su un Radio 2 “la musica della sua vita”.
Questo libro è tremendo. Questo libro è bellissimo. Mi capita di rileggerlo almeno una volta l’anno. Spesso di più. Oltre a raccontare i brani che tutti ascoltiamo – il rock, i cantautori – ha una musica dentro che ti fa scivolare dentro le pagine. Vai su e giù tra le righe, ritorni indietro, vai avanti, ci ripensi: non vuoi che finisca.
Finirà, Jack Folla. E dalla fine, dal limite, dall’estremità della vita in cui si trova, si prende la libertà di dire ciò che gli va. Parla di tutto, come si fa in radio. In modo diretto, come sarebbe bello fare sempre. Politica, televisione, consumismo, denaro, musica, amore. Anche. Sempre restando in carcere. Parole corrosive, piene di rabbia. Un giorno racconta di questa specie di donne, quasi una razza a sè: le donne in rinascita. Meravigliose: più dei tramonti, più del volo di un uccello, più delle albe, più del sole.
Sembra stia parlando di tutte, in ogni rigo Sembra ci abbia visto, spiato, sembra sapere di noi. Di quel momento, di quella volta, di quella ruspa. Quanto parliamo, ragazze.E quanto piangiamo. Lacrime e parole. Scendono giù e non si fermano. Per questo Jack Folla sa tutto. E vede, ci fa caso, alla gonna nuova, a una piccola luce, alla primavera a novembre, a quel germoglio che nasce dopo tanto scavare dentro se stesse. Dentro se stessi, vorrei scrivere. Perchè questa pagina riguarda tutti, donne e uomini (e letta così, secondo me, è ancora più bella).

condannato

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7 luglio 2017

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La grammatica della fantasia

– Keep calm and read a book –

bambino

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7 luglio 2017

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Senza sogni

– Pensieri e Parole –

senza sogni

Ci separammo avvinti
P. Celan, Lode alla distanza

Senti come mi batte forte il tuo cuore
W. Szymborska

Nel molle giro di un sorriso
ci sentiamo legare da un turbine
di germogli di desiderio
G. Ungaretti, Fase d’Oriente

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7 luglio 2017

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Tienimi

– Pensieri e Parole –

Tienimi dentro di te, ti imploro.
Voglio essere la tua casa, tua madre, la tua amante e il tuo figlio…
Ti amerò dal panorama che vedi, dalle montagne, dagli oceani e dalle nuvole, dal più sottile dei sorrisi e a volte dalla più profonda disperazione, dal tuo sonno creativo, dal tuo piacere profondo o passeggero, dalla tua stessa ombra o dal tuo stesso sangue.
Guarderò attraverso la finestra dei tuoi occhi per vedere te.

Frida

tienimi

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7 luglio 2017

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Arguta

– Pensieri e Parole –

Prendete un amante che vi guardi per la magia che potete essere.

Frida kahlo

Nota di Marilena Lucente: Arguta, visionaria, terribile, immobile, in fuga. Innamorata della vita, sfidando tutti, compreso se stessa, compreso il suo dolore, con quei pennelli, con quei colori. Perché se non hai uno sguardo diverso, se non credi di meritare uno sguardo diverso, che va più in fondo, fino all’indicibile, allora no, non serve, non mi guardare.
Come direbbe lei: “altrimenti no”. Guardare senza fantasia, immaginazione, slancio è come guardare senza cielo.

guardare
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7 luglio 2017

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6 luglio

luglio
Giornata mondiale del bacio –

 

giornata-mondiale-bacioNon si può amare solo con la voglia di amare.
Con il voler amare.
Con il voler restare.
Con il crederci.
Con io lo amo.
Perché poi non basta.
Non regge.
L’amore non basta per amare.
Bisogna che ci sia la storia, per amare.
La vita, per amare.
Non bastano le parole, per amare.
Neanche quelle giuste, bastano.
Neanche le parole d’amore bastano per amare.
Dobbiamo fare una passeggiata.
Dobbiamo cenare insieme.
Leggere un giornale.
Andare a fare la spesa.
Fare una cosa insieme.
Che sia nostra.
Che siamo noi.
Io e te.
Non basta fare sesso per fare l’amore.
Anzi.
Ci vogliono i baci.

Frida Kahlo

Nota di Marilena Lucente: Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón. Si chiamava così. Frida in verità è il nome che sceglie lei da adulta, cambiando quello originale, Frieda. Vuol dire “Pace”, in tedesco. Contro la cultura tedesca, contro le leggi che avevano portato suo padre, ungherese, ebreo, a emigrare in Messico.
Qui nasce Frida, 6 luglio 1907. Ribelle, anticonformista, una biografia complicata, piena di dolore, fisico prima di tutto, e passione, anche questa fisica, prima di tutto.
Sue le poesie di questa giornata. scelte tra le tante che scrisse, oltre i suoi quadri, i suoi diari, le sue numerose lettere.
Questo testo prosegue con un’altra lunga strofa. Così diretta nel raccontare di sè, Frida mette i fila i suoi desideri. Ecco quello che vuole:

Chi parla con me.
Chi torna da me.
Chi chiama per non dire niente.
Chi mi bacia la testa, tra i capelli, passandomi vicino.
Chi mi porta i capelli indietro.
Io non le voglio le romanticherie.
Voglio le cose che sono nella mia giornata.
Voglio che sono con te.
Fatte con te.
Raccontate a te.

Quasi un racconto, la poesia continua.

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8 giugno 2017

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Non perdersi è la vera favola

– Keep calm and read a book –

Innamorarsi è raro, ma non difficile.
La vera impresa è conservare quel sogno d’amore anche dopo la sua trasformazione in realtà.
Perché se incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola.

Massimo Gramellini, Cuori allo specchio

CUORI ALLO SPECCHIO

CUORI ALLO SPECCHIO

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6 giugno 2017

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La sto disegnando come se uscisse dalle mie mani

– Keep calm and read a book –

Cortázar

disegnino

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6 giugno 2017

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La locanda

– Keep calm and read a book –

Posata sulla cornice ultima del mondo, a un passo dalla fine del mare, la locanda Almayer lasciava che il buio, anche quella sera, ammutolisse a poco a poco i colori dei suoi muri e della terra tutta e dell’oceano intero. Pareva – lì, così solitaria – come dimenticata. Quasi che una processione di locande, di ogni genere e età, fosse passata un giorno da lì, costeggiando il mare, e tra tutte se ne fosse staccata una, per stanchezza, e lasciatasi sfilare accanto le compagne di viaggio avesse deciso di fermarsi su quell’accenno di collina, arrendendosi alla propria debolezza, chinando il capo e aspettando la fine. Così era la locanda Almayer: aveva quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.

A. Baricco, Oceano mare

Nota di Marilena Lucente: questa è la locanda Almayer, sempre in bilico sull’orlo della terra, a un passo dal mare. è un luogo che sa di abbandono, dove si arriva per essere stati abbandonati. una sensazione strana: come sentirsi “un ritratto, pegno di amore, nel buio di un cassetto”. quando è così la realtà smarrisce i suoi contorni, tutto sembra farsi passato, memoria, ricordo. così inafferrabile sino a sfiorare l’incredulità. Aveva la bellezza di cui solo i vinti sono capaci. La limpidezza delle cose deboli. La solitudine perfetta di ciò che si è perduto. Baricco non sta parlando soltanto della locanda Almayer. e nemmeno io, ovviamente.

locanda

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