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La liberta’ sta negli occhi di chi ti guarda

28 luglio 2019

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– Keep calm and read a book –


Un uccello senza ali,

una stanza senza finestre,
un prigioniero senza celle.
Allora sono entrata come una fenditura di luce che ferisce il mio cielo malato,
una frase per un altro che cade sotto i miei occhi,
una voce che dice:
“Io credo in te”.
E ho sorriso
come si sorride alla speranza, tranquilla,
dietro queste sbarre che a volte abbraccio
e ho pensato
che anche la liberta’ sta
negli occhi di chi ti guarda quando tu piu’ non ti vedi.

Elvira Sastre, La solitudine di un corpo abituato alla ferita

Nota di Marilena Lucente:
da leggere e rileggere questo giovane libro di poesie. perche’ giovane e’ l’autrice e pieni di forza i suoi versi. “La solitudine e’ guardare negli occhi chi non ti guarda”. Ma proprio nello sguardo, forse solo dallo sguardo nasce la spinta alla rinascita, alla risalita. ” Se non ci fosse un cielo da osservare, sarei capace di innamorarmi ancora?”

Photo Marilena Lucente

marilena

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Il destino fa fuoco con la legna che c’e’

23 luglio 2019

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Il destino fa fuoco con la legna che c’e’

A. Baricco, Castelli di rabbia

Nota di Marilena Lucente: Siamo alle pagine conclusive del romanzo. Il capitolo incomincia cosi’:
“Come sarebbe a dire ‘per caso’?… tu credi che davvero ci sia qualcosa che succede per caso? Io dovrei credere che questa mia gamba stritolata e’ un caso? O la mia fattoria, e la vista che c’era, e quel sentiero… o quello che sento la notte, invece di dormire, tutta la notte…”

E’ successo qualcosa di importante. E qualcos’ altro sta per succedere. Il caso e’ pronto a trasformarsi in destino.

“Magari tu puoi dire che una giacca e’ una cosa da niente ed e’ da pazzi decidere la propria vita stando ad aspettare che una giacca diventi della tua misura… ma una cosa vale l’altra, una giacca o una gamba maciullata, o un cavallo che impazzisce e ti manda all’altro mondo… il destino fa fuoco con la legna che c’e’… fa fuoco con una pagliuzza, se non c’e’ altro…”

destino

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Scaramanzia certificata

14 luglio 2019

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《Quella partenopea è una scaramanzia un po’ più complessa delle altre, io la chiamo “scaramanzia certificata”, poiché di solito è accompagnata da una serie di argomentazioni più o meno scientifiche che servono a supportare il credo popolare. Perciò qui la superstizione attecchisce di più della fede, perché la seconda non ha grandi spiegazioni da dare e invita ad affidarsi, la prima invece (che sa bene che i napoletani si fidano solo di se stessi e di mammà) per supportare la sua inconsistenza ci riempie la capa di fesserie.》

《Napoli è “mille culure”…
Napoli è la città meno equilibrata del mondo. E’ una metropoli complessa, piena di sfaccettature, è più città in una: un miscuglio di colori e di stati d’animo, di stili architettonici e classi sociali, di sapori dolci e salati, pastiera e pizza, sfogliatella e ragù, di musica antica e neomelodica, di fede e scaramanzia.》

Lorenzo Marone – Cara Napoli

napoli universiade

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Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino

14 luglio 2019

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Sui treni, per salvarsi, leggevano.
Linimento perfetto. La fissa esattezza della scrittura come sutura di un terrore. L’occhio che trova nei minuscoli tornanti dettati dalle righe la nitida scorciatoia per sfuggire all’indistinto flusso di immagini imposto dal finestrino. Vendevano, nelle stazioni, delle apposite lampade, lampade per la lettura. Si reggevano con una mano, descrivevano un intimo cono di luce da fissare sulla pagina aperta. Bisogna immaginarselo. Un treno in corsa furibonda su due lame di ferro, e dentro il treno un angolo di magica immobilità ritagliato minuziosamente dal compasso di una fiammella. La velocità del treno e la fissità del libro illuminato. L’eternamente cangiante multiformità del mondo intorno e l’impietrito microcosmo di un occhio che legge. Come un nòcciolo di silenzio nel cuore di un boato. (…) Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità.

A. Baricco, Castelli di rabbia

Nota di Marilena Lucente: un intero capitolo dedicato al treno: quel grandioso azzardo dell’immaginazione, che di colpo otteneva di comprimere lo spazio e sminuzzare il tempo, ridisegnando le carte geografiche della terra e i sogni della gente” Faceva paura il treno, il suo modo di correre, due secoli fa, nel fragore del mondo. per questo il rimedio perfetto fu il libro, conoscere la sua dolcezza:

“Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura – un libro che inizia.”

l’immagine, è già quasi cinema, è di E. Hopper, Lettrice in treno. 1965

finestrino

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Il mare è lì a ricordarci la nostra immensità

6 luglio 2019

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Aveva la bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.

A. Baricco, Oceano mare

Nota di Marilena Lucente: il mare, è questa l’idea ricorrente tra le pagine del libro, è lì a ricordarci la nostra immensità, l’immensità degli esseri umani.
E la partita che continuamente la Vita, la Natura, gioca con noi, tra infinito e limiti, certezze e onde che si infrangono. Anzi, più precisamente:

“La natura ha una sua perfezione sorprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perché non è infinita”.

E guardando i limiti si vedono tante cose, come quella “bellezza di cui solo i vinti sono capaci”.

mare

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La sabbia davanti al mare ci avverte che in acqua non ci sono strade, non ci sono direzioni.

4 luglio 2019

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Sai cos’è bello, qui?
Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno.
È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta…

A. Baricco, Oceano mare

Nota di Marilena Lucente: sono ancora le parole di Anna Devirià, una delle protagoniste del libro, a raccontarsi, raccontarci, davanti al mare.
Di quei momenti in cui si vorrebbe semplicemente stare, affidandosi al tempo, lasciando le certezze e le sicurezze, tanto passeranno anche quelle.
Il fatto è: la sabbia davanti al mare ci avverte che in acqua non ci sono strade, non ci sono direzioni. Solo confini, soglie da attraversare, orizzonti da superare.

orme

(la foto è di Luigi Ghirri)

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L’attesa come segreto

27 febbraio 2019

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L’attesa come segreto, così che nessuno al mondo ne sa qualcosa, tranne colui che è atteso e colui che attende. Un sentimento che per intensità è superiore a qualunque altro.

(Elias Canetti – La rapidità dello spirito)

da facebook “Pagina Bianca”

attesa

 

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Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso

15 febbraio 2019

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Mi stringerai ancora più forte e mi bacerai con tutta l’anima, come se, così facendo, riversassi in me tutto quello che è racchiuso e celato in te, che si aprirà e si svelerà nel mio corpo, piano piano, finché tutto si scioglierà.

D. Grossman, Che tu sia per me il coltello

Nota di Marilena Lucente: per misteriose ragioni ci sono dei libri che ci prendono e ci portano via, ci dicono tutto di noi, raccontano i nostri desideri profondi, finanche i più remoti e nascosti, ci fanno compagnia, a volte per tutta la vita. Questo libro ha su di me questo effetto.

frasi imparate a memoria:

“Volesse il cielo che due estranei vincessero l’estraneità”.

pagine piene di visioni, sguardi, coraggio:

“Avremo un sacco di primi incontri come quello e ogni volta ci scopriremo in modo nuovo. Perché rinunciare a qualcosa? Perché rinunciare a tutto? Voglio tutto con te, perché solo con te posso volere tutto. Perché, forse, solo attraverso questo prodigo “tutto” ci verrà svelata, a poco a poco, l’essenza particolare che può crearsi tra te e me, ma mai tra altre due persone. […] Per tutta la vita ci “accontentiamo”, e con te voglio toccare tutto, con gesti ampi e generosi, come se questa fosse l’ultima volta che tocco in vita mia”.

passaggi pieni di immaginazione, e felicità

“Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo”.

e soprattutto, necessità

“Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso”

coltello

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Inchinarsi fa bene alla terra

17 gennaio 2019

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chi non si inchina mai a niente
non saprà reggere il peso di se stesso.

Dostoevskij

Nota di Marilena Lucente: prendo questa citazione dal libro “Il silenzio è cosa viva”di Chandra Livia Candiani, in un capitolo dedicato all’inchinarsi. Anzi, si intitola proprio così:

inchinarsi fa bene alla terra

“E’ un gesto atletico – scrive Chandra – perchè interrompe la verticalità, consegna a terra, al luogo madre, alla fonte dello spuntare nuovi e freschi. Inchinarsi è una via di accesso alle infinite possibilità che si aprono con l’ammissione del limite. E’ importane che mi inchini con tuta me stessa, cioè sentendo il gesto, la sua danza, il suo senso. E’ testimonianza: io non so. E’ offerta: addestrami il cuore”.
Addestrami il cuore. Inchinarsi è anche saper chiedere. Ma come farlo, dove trovare il coraggio di farlo, se – proprio qualche pagina dopo – “il luogo dell’altro è il forse”?
L’altro, il tu è l’incognita, l’inconoscibile; il rischio di respingimento è altissimo, noi stessi non siamo così capaci nell’arte “dell’abitare e del coltivare”.
Eppure: “addestrami il cuore”. “chiedo asilo”. “nevicami”.
Le parole continuano, vanno verso la riva, chiedono, sperano.

gatto

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C’è bellezza in ciò che è più forte di noi

2 gennaio 2019

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Abbiamo la necessità di attraversare senza paura le sfumature dell’umano anche quando coincidono con rabbia, tristezza e scoramento. Abbiamo bisogno di accogliere e  legittimare i nostri sentimenti come anche la nostra confusione.
La confusione piace alla grazia.

Antonia Chiara Scardicchio, La ferita che cura

Nota di Marilena Lucente: Un libro, come recita il sottotitolo, dedicato al ‘dolore e sua possibile bellezza’.
Un interrogazione al dolore, in maniera coraggiosa, attraversando la poesia e la vita.
Io non sono così intrepida come Chiara, anche se lei e la sua scrittura sembrano fatte apposta per metterti sotto sopra tutte le convinzioni.
A lei, per lei, sta bene quel verso di Rilke: c’è bellezza in ciò che è più forte di noi.
È bella, la forza di Chiara. Dopo l’ultima pagina ho avuto voglia di stringere il libro tra le braccia. E l’ho fatto.

la ferita che cura

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