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Come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?

2 settembre 2017

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– Keep calm and read a book –

«Winston, come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?».
Winston riflettè. «Facendolo soffrire» rispose.

G. Orwell, 1984

Nota di Marilena Lucente: Non c’è niente di più potente della letteratura, quando racconta verità elementari e parla di noi, con noi.
Questo romanzo è tra i più belli che siano mai stati scritti.

orwell

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Girl

18 agosto 2017

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– Keep calm and read a book –

ultima

Nel più freddo inverno dell’età preistorica, una famiglia della specie Neanderthal, costretta a migrare per sopravvivere, smarrisce la giovane figlia. Rimasta da sola tra le difficoltà di una terra inospitale, la ragazza incontra un giovane maschio di un’altra specie e sente che lui è la sola via per salvare la propria gente dall’estinzione.
Si chiama Ragazza (Girl), ha un ciuffo rosso, il corpo robusto, un bell’aspetto per una che vive nell’era di Neanderthal. A ritrovarla è Rose, archeologa di 39 anni. Ragazza non è sola, accanto a lei giace lo scheletro di un uomo: sono uno di fronte all’altra, le cosce si toccano, le braccia si intrecciano. Rose immagina i loro corpi mentre si sfiorano, si amano.

Una storia con una data: nel febbraio 2007, la Sovraintendenza ai Beni culturali di Mantova annunciò il ritrovamento di una sepoltura neolitica durante gli scavi a Valdaro, nel comune di San Giorgio di Mantova. Si trattava di due scheletri sepolti di fianco, faccia a faccia, con gli avambracci incrociati. San Valentino era alle porte e le loro foto furono pubblicate come simbolo d’amore eterno. Gli Amanti di Valdaro oggi giacciono in una teca nel Museo archeologico di Mantova e la loro popolarità ha perso i connotati dell’eccezionalità. Cameron li ha riscoperti in una storia di fantasia. Per cinque anni, quei due scheletri innamorati sono stati un groviglio nella sua testa. E, da Toronto, dove vive con il marito e due figli maschi, spiega: «La loro foto è apparsa sui media canadesi. Mi ha fulminato senza un perché e l’ho appesa al muro del mio studio. Difficili le prime bozze del libro. Scrivevo dei Neanderthal, di cui noi umani conserviamo il Dna, e ho immaginato i due amanti come anello di congiunzione tra l’Homo Neanderthalensis e l’Homo Sapiens. Il capitolo in cui introduco Rose, lo chiudo con una frase emblematica: “La loro posizione testimoniava una comunicazione complessa fra i due, qualcosa che avevo sempre pensato si fosse perduto nel tempo. Un rapporto, un sentimento, uno sguardo: le cose che non si fossilizzano sono le più importanti”.

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Condannato a morte

18 agosto 2017

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– Keep calm and read a book –

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

Diego Cugia, Jack Folla. Alcatraz. Un Dj nel braccio della morte

Nota di Marilena Lucente: Più dei tramonti, più del volo di un uccello, più delle albe, più del sole: la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. In assoluto. Parola, anzi parole di Jack Folla. Quaranta anni, italo americano, dj, detenuto in un carcere di massima sicurezza USA, condannato a morte. Una concessione: può fare radio e trasmettere su un Radio 2 “la musica della sua vita”.
Questo libro è tremendo. Questo libro è bellissimo. Mi capita di rileggerlo almeno una volta l’anno. Spesso di più. Oltre a raccontare i brani che tutti ascoltiamo – il rock, i cantautori – ha una musica dentro che ti fa scivolare dentro le pagine. Vai su e giù tra le righe, ritorni indietro, vai avanti, ci ripensi: non vuoi che finisca.
Finirà, Jack Folla. E dalla fine, dal limite, dall’estremità della vita in cui si trova, si prende la libertà di dire ciò che gli va. Parla di tutto, come si fa in radio. In modo diretto, come sarebbe bello fare sempre. Politica, televisione, consumismo, denaro, musica, amore. Anche. Sempre restando in carcere. Parole corrosive, piene di rabbia. Un giorno racconta di questa specie di donne, quasi una razza a sè: le donne in rinascita. Meravigliose: più dei tramonti, più del volo di un uccello, più delle albe, più del sole.
Sembra stia parlando di tutte, in ogni rigo Sembra ci abbia visto, spiato, sembra sapere di noi. Di quel momento, di quella volta, di quella ruspa. Quanto parliamo, ragazze.E quanto piangiamo. Lacrime e parole. Scendono giù e non si fermano. Per questo Jack Folla sa tutto. E vede, ci fa caso, alla gonna nuova, a una piccola luce, alla primavera a novembre, a quel germoglio che nasce dopo tanto scavare dentro se stesse. Dentro se stessi, vorrei scrivere. Perchè questa pagina riguarda tutti, donne e uomini (e letta così, secondo me, è ancora più bella).

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La grammatica della fantasia

7 luglio 2017

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Non perdersi è la vera favola

8 giugno 2017

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Innamorarsi è raro, ma non difficile.
La vera impresa è conservare quel sogno d’amore anche dopo la sua trasformazione in realtà.
Perché se incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola.

Massimo Gramellini, Cuori allo specchio

CUORI ALLO SPECCHIO

CUORI ALLO SPECCHIO

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La sto disegnando come se uscisse dalle mie mani

6 giugno 2017

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La locanda

6 giugno 2017

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Posata sulla cornice ultima del mondo, a un passo dalla fine del mare, la locanda Almayer lasciava che il buio, anche quella sera, ammutolisse a poco a poco i colori dei suoi muri e della terra tutta e dell’oceano intero. Pareva – lì, così solitaria – come dimenticata. Quasi che una processione di locande, di ogni genere e età, fosse passata un giorno da lì, costeggiando il mare, e tra tutte se ne fosse staccata una, per stanchezza, e lasciatasi sfilare accanto le compagne di viaggio avesse deciso di fermarsi su quell’accenno di collina, arrendendosi alla propria debolezza, chinando il capo e aspettando la fine. Così era la locanda Almayer: aveva quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.

A. Baricco, Oceano mare

Nota di Marilena Lucente: questa è la locanda Almayer, sempre in bilico sull’orlo della terra, a un passo dal mare. è un luogo che sa di abbandono, dove si arriva per essere stati abbandonati. una sensazione strana: come sentirsi “un ritratto, pegno di amore, nel buio di un cassetto”. quando è così la realtà smarrisce i suoi contorni, tutto sembra farsi passato, memoria, ricordo. così inafferrabile sino a sfiorare l’incredulità. Aveva la bellezza di cui solo i vinti sono capaci. La limpidezza delle cose deboli. La solitudine perfetta di ciò che si è perduto. Baricco non sta parlando soltanto della locanda Almayer. e nemmeno io, ovviamente.

locanda

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Sono arrivato al mare

6 giugno 2017

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Mia adorata,
sono arrivato al mare. Vi risparmio le fatiche e le miserie del viaggio: ciò che conta è che ora sono qui.

Nota di Marilena Lucente: Inizia così la lettera appassionata di Ismael A. Ismael Bartleboom
(si firma proprio così, alla fine di ogni foglio ) ed è uno di quei personaggi del romanzo da tenere d’occhio.  Scrive lettere piene di passione e quando finisce le posa – aperte e senza indirizzo – in una scatola di mogano. Dentro, centinaia di lettere.
Ha 38 anni e la granitica certezza che da qualche parte, nel mondo, incontrerà una donna che da sempre è la sua donna. E pazienza se il destino sta ritardando un po’. intanto le scrive, tutti i giorni. A chi raccontare la sua vita se non a lei?

“Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle
– Ti aspettavo.
Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere ad una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni – i giorni, gli istanti – che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo
– Tu sei matto.
E per sempre lo amerà”.

A. Baricco, Oceano mare

Nota di Marilena Lucente: Il professor Barttlboom, come tanti personaggi di Baricco, è fatto di sogni e desideri altamente improbabili. Il fatto è che quando si mette ad immaginare lo fa sin nei minimi dettagli. Come questa scena qui, pensata per quando i due si incontreranno; lui le metterà sul grembo tutte le sue lettere, quasi a volerla fecondare con le parole.
Parole autentiche, piene di lontananza e paura, di fragilità e bellezza. Strampalate, ma vere. Proprio per questo rendono possibile il futuro. “Tu sei matto”, dirà lei. “E per sempre lo amerà”. Logico, no?

adorata

La natura ha una sua perfezione sorprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perché non è infinita. se uno capisce i limiti, capisce come funziona i meccanismo. Sono studi faticosi, e anche difficili, non si può negarlo, ma è importante capire. descrivere. L’ultima voce che ho scritto è stata Tramonti. Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. sembra scontato, ma c’è del genio. E là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti. Li ho studiati per settimane. Non è facile capire un tramonto. Ha i suoi tempi, le sue misure, i suoi colori. E poiché non c’è un tramonto, dico uno, che sia identico e un altro allora lo scienziato deve saper discernere i particolari e isolare l’essenza fino a poter dire questo è un tramonti, il tramonto.

Nota di Marilena Lucente: chi parla è il prof Bartleboom, lo scienziato che scrive lettere d’amore alla donna che prima o poi incontrerà e da sempre è sua. Ne frattempo, è arrivato alla Locanda Almayer – dove si svolge il primo capitolo della storia – per scoprire dove finisce il mare. I limiti: lo scienziato sta scrivendo una Enciclopedia dei limiti. Mare, fiumi, foglie, tramonti. Osserva e trascrive. Osserva e se ne convince: là dove la natura pone i propri limiti esplode lo spettacolo.
Certi libri sono proprio così: ti fanno vedere come se fosse la prima volta ciò che hai sotto gli occhi da un tempo infinito

Mia adorata,
il lavoro mi stanca e il mare si ribella ai miei ostinati tentativi di capirlo. Non avevo pensato che potesse essere così difficile stargli davanti. Dove inizia la fine del mare? O addirittura: cosa diciamo quando diciamo: mare? Diciamo l’immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, o quell’onda che ci schiuma intorno ai piedi? L’acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l’abisso che nessuno può vedere? Diciamo tutto in una parola sola o in una sola parola nascondiamo tutto?

Nota di Marilena Lucente: Il mistero delle parole e il mistero del mare si assomigliano. Per questo, lui le scriveva in quel modo del mare: “Amava pensare che nello stesso modo, un giorno, lei lo avrebbe accarezzato

 
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L’attesa

6 giugno 2017

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Aspettare è più di amare

Aspettare è abbracciare il vuoto, masticare desideri, ingoiarli e sentire che sono diventati veleno. Aspettare è lottare contro i cattivi pensieri, immaginare tragedie, vedere tempeste, sentirle vive, lasciare che ti mordano qui, dietro la nuca. Questa da 20 anni è la mia guerra: vivo aspettandomi il peggio , mentre è solo Ulisse che vorrei aspettare.

Penelope: Voglio una persona diversa. Voglio un re per il regno, un padre per Telemaco, e qualcuno che mi liberi dalle catene dell’attesa.

Penelope: mi sentivo viva solo in compagnia della vita che non vivevo con te.

Ulisse: Non mi credi, vero? Non mi crederai mai. Le mie radici sono il pensiero di te

Marilena Lucente, ‘Di un Ulisse, di una Penelope’

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Pioggia

27 maggio 2017

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– Keep calm and read a book –

Volevo che le nostre paure, i trabocchetti che abbiamo teso a noi stessi, che continuiamo a tenderci, si accoppino. Correggimi, se sbaglio, correggimi se sbaglio.
Stai con me, riportami alla vita. Dimmi: sii luce.
Ma cosa ti ho dato poi? Solo parole, e cosa possono le parole?
Probabilmente talvolta possono. E forse ci sono dei momenti di grazia in cui il cielo si apre anche sulla terra.

D. Grossma, Che tu sia per me il coltello

coltelloNota di Marilena Lucente: Yiar e Myriam ancora non si dicono tutto. Il loro dialogo è fatto di frasi dette e altre strette nel silenzio e nel cuore. Piove, finalmente, a Gerusalemme. Questo ultimo capitolo si intitola appunto “Pioggia”. Avevano scelto un evento al di fuori di loro, qualcosa che potesse decidere per loro, al posto loro, la fine della storia. La pioggia. Ma adesso non è a quello che stanno pensando: qualcosa di grave è successo nel giardino di Yiar. E Myriam sta andando da lui. Un’altra promessa infranta. Sono cambiate tante cose. lettera dopo lettera, parola dopo parola. Sono cresciuti, caduti, precipitati, innamorati, felici come non sono stati mai, tristi. La città è deformata dalla pioggia. Myriam sta andando da lui, da loro. Si incontrano nell’acqua. Quando lo vede: “Poi, per un attimo, ha aperto gli occhi, mi ha guardato, e li ha richiusi con dolore. Ho visto le sue sopracciglia fremere e ha emesso un gemito come non ho mai sentito provenire dalla bocca di un uomo. Ha ripetuto il mio nome ancora e ancora e ancora”. Poche righe dopo il libro è finito. Finiscono anche i miei commenti, la nostra lettura condivisa, il nostro appuntamento quotidiano con David Grossman. Personalmente so già che mi mancherà moltissimo.

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