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The Game

14 ottobre 2019

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– Keep calm and read a book –

the gameQuella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un’insurrezione mentale. Chi l’ha innescata – dai pionieri di Internet all’inventore dell’iPhone – non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente piú confini, niente piú élite, niente piú caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti piú cari all’uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile.”

Prima scena.
Calciobalilla, flipper, videogioco. Prendetevi mezz’ora e passate dall’uno all’altro, in quest’ordine. Pensavate di giocare, invece avete attraversato lo spazio che separa una civiltà, quella analogica, da un’altra, quella digitale. Siete migrati in un mondo nuovo: leggero, veloce, immateriale.
Seconda scena.
Prendete l’icona che per secoli ha racchiuso in sé il senso della nostra civiltà: uomo-spada-cavallo. Confrontatela con questa: uomo-tastiera-schermo. E avrete di fronte agli occhi la mutazione in atto. Un sisma che ha ridisegnato la postura di noi umani in modo spettacolare.
«Qualsiasi cosa si pensi del Game, è un pensiero inutile se non parte dalla premessa che il Game è la nostra assicurazione contro l’incubo del Novecento. La sua strategia ha funzionato, oggi le condizioni perché una tragedia come quella si ripeta sono state smantellate. Ormai ci siamo abituati, ma non va mai dimenticato che c’è stato un tempo in cui, per un risultato del genere, avremmo dato qualsiasi cosa. Oggi, se ci chiedono in cambio di lasciare la nostra mail ci innervosiamo».

Attraverso The Game Baricco  scrive la storia della rivoluzione digitale, mettendone in fila gli eventi più significativi. Suddivide tre epoche distinte, con tanto di mappe, cartografie, che delineino le dorsali di questa nuova realtà. Non si parte da Turing, ma da Space Invaders poiché il videogioco – da qui The Game – è eletto a metafora della sua logica, perché “storicamente il videogame è uno dei miti fondativi dell’insurrezione digitale” ed “è stato una sorta di culla per molti dei protagonisti della rivoluzione digitale”.
L’epoca classica: età pionieristica caratterizzata dalla traduzione digitale del mondo e dalla creazione dei suoi fondamenti (digitalizzazione delle informazioni, nascita del personal computer, nascita di internet, che mette in rete tutti i computer).
Poi, la fase di colonizzazione del web, che coincide con la nascita del web 2.0, “segnato dall’interattività diffusa”. Dove si afferma “non un’elettrizzante svolta tecnologica, ma la nascita di una nuova civiltà”. Infine, “il Game” vero e proprio. È il momento in cui si affermano i tratti di una rivoluzione già compiuta, tra cui la dissoluzione della frontiera psicologica che separa come due momenti diversi dell’esperienza il mondo reale e quello digitale, ora parte di un unico modo di stare al mondo.

Baricco descrive la rivoluzione digitale come una rivoluzione mentale, è convinto che la rivoluzione mentale preceda quella tecnologica, commenta le conseguenze mentali che ne sono scaturite, le modifiche al nostro modo di essere umani, intercettando moltissime delle riflessioni sulla cultura digitale. L’autore considera la rivoluzione digitale  figlia del mondo che l’ha preceduta piuttosto che come semplice causa di una rivoluzione mentale e comportamentale nel mondo che si è ritrovata a cambiare.

«Be’, intanto sarebbe bello capire cosa è successo». Così inizia The Game, e così inizia a spiegare Baricco, cercando di tracciare una mappa temporale della rivoluzione tecnologica e digitale che sta radicalmente cambiando il modo con cui noi uomini ci approcciamo la realtà. Con un’avvertenza di metodo. Occorre ribaltare la prospettiva, e, prima ancora di immaginare quali conseguenze potrà avere la rivoluzione tecnologica sulla nostra mente, porsi l’interrogativo l’opposto: quale rivoluzione mentale ha potuto generare una rivoluzione tecnologica di questa portata? Occorre chiedersi non quale effetto avrà Google sull’uomo, ma quale uomo ha potuto concepire Google. Che desiderio aveva? Che paure aveva?»

In altre parole, chi è l’uomo del Duemila? Questo è l’interrogativo alla base di quello che Baricco chiama un «thriller sentimentale, la storia di un archeologo alla ricerca delle origini della nostra nuova società». Ne tratteggia acutamente alcune caratteristiche, alcuni fils rouges che accomunano le svariate sfaccettature della rivoluzione digitale. Innanzitutto, il desiderio di eliminare i passaggi che si infrappongono tra noi e qualunque nostro obiettivo. Se vent’anni fa per mandare una lettera, comprare un libro o cercare un’informazione occorrevano all’incirca una ventina di passaggi, ora con un clic abbiamo tutto a portata di mano. Vogliamo avere tutte le possibilità nelle nostre mani, e non dover delegare nulla a figure intermedie (postini, librai, esperti). Vogliamo avere tutto sotto controllo, e al contempo poterci muovere liberamente nell’infinito spazio delle possibilità.

«… vale di più una verità inesatta ma con un design adatto ad attraversare il Game, che una verità esatta ma lenta nel muoversi e incapace di schiodarsi dal punto in cui è nata.»

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Il diritto all’allegria

3 settembre 2019

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– Keep calm and read a book –

Abbiamo diritto all’allegria. A volte è fumo, nebbia o un cielo velato, ma dietro questi contrattempi c’è lei, in attesa. Nell’anima c’è sempre una fessura a cui l’allegria si affaccia con le pupille vispe. E allora il cuore si fa più vivace, abbandona la quiete ed è quasi uccello. (…) L’allegria sopraggiunge dopo le assenze, alla fine delle nostalgie. Quando ritroviamo ciò che amiamo e la sua unanime rivelazione, è normale che la gioia ci abbracci e ci venga voglia di cantare, anche se non abbiamo voce, anche se siamo rauchi dei dolori passati.

Mario Benedetti, Il diritto all’allegria

Nota di Marilena Lucente: Il diritto all’allegria è un libro che contiene aforismi, brevi racconti. l’allegria è, qui, nel testo. una forma di riconoscenza, per quello che è essenziale, per quello che rimane (la voglia di cantare anche se siamo rauchi dei dolori passati), un momento diverso, inaspettato quasi sempre che ci cambia – il cuore che si fa uccello – una piccola rinascita, magari dopo essere arrivati “alla fine delle nostalgie”.

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La liberta’ sta negli occhi di chi ti guarda

28 luglio 2019

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Un uccello senza ali,

una stanza senza finestre,
un prigioniero senza celle.
Allora sono entrata come una fenditura di luce che ferisce il mio cielo malato,
una frase per un altro che cade sotto i miei occhi,
una voce che dice:
“Io credo in te”.
E ho sorriso
come si sorride alla speranza, tranquilla,
dietro queste sbarre che a volte abbraccio
e ho pensato
che anche la liberta’ sta
negli occhi di chi ti guarda quando tu piu’ non ti vedi.

Elvira Sastre, La solitudine di un corpo abituato alla ferita

Nota di Marilena Lucente:
da leggere e rileggere questo giovane libro di poesie. perche’ giovane e’ l’autrice e pieni di forza i suoi versi. “La solitudine e’ guardare negli occhi chi non ti guarda”. Ma proprio nello sguardo, forse solo dallo sguardo nasce la spinta alla rinascita, alla risalita. ” Se non ci fosse un cielo da osservare, sarei capace di innamorarmi ancora?”

Photo Marilena Lucente

marilena

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Il destino fa fuoco con la legna che c’e’

23 luglio 2019

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Il destino fa fuoco con la legna che c’e’

A. Baricco, Castelli di rabbia

Nota di Marilena Lucente: Siamo alle pagine conclusive del romanzo. Il capitolo incomincia cosi’:
“Come sarebbe a dire ‘per caso’?… tu credi che davvero ci sia qualcosa che succede per caso? Io dovrei credere che questa mia gamba stritolata e’ un caso? O la mia fattoria, e la vista che c’era, e quel sentiero… o quello che sento la notte, invece di dormire, tutta la notte…”

E’ successo qualcosa di importante. E qualcos’ altro sta per succedere. Il caso e’ pronto a trasformarsi in destino.

“Magari tu puoi dire che una giacca e’ una cosa da niente ed e’ da pazzi decidere la propria vita stando ad aspettare che una giacca diventi della tua misura… ma una cosa vale l’altra, una giacca o una gamba maciullata, o un cavallo che impazzisce e ti manda all’altro mondo… il destino fa fuoco con la legna che c’e’… fa fuoco con una pagliuzza, se non c’e’ altro…”

destino

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Scaramanzia certificata

14 luglio 2019

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《Quella partenopea è una scaramanzia un po’ più complessa delle altre, io la chiamo “scaramanzia certificata”, poiché di solito è accompagnata da una serie di argomentazioni più o meno scientifiche che servono a supportare il credo popolare. Perciò qui la superstizione attecchisce di più della fede, perché la seconda non ha grandi spiegazioni da dare e invita ad affidarsi, la prima invece (che sa bene che i napoletani si fidano solo di se stessi e di mammà) per supportare la sua inconsistenza ci riempie la capa di fesserie.》

《Napoli è “mille culure”…
Napoli è la città meno equilibrata del mondo. E’ una metropoli complessa, piena di sfaccettature, è più città in una: un miscuglio di colori e di stati d’animo, di stili architettonici e classi sociali, di sapori dolci e salati, pastiera e pizza, sfogliatella e ragù, di musica antica e neomelodica, di fede e scaramanzia.》

Lorenzo Marone – Cara Napoli

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Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino

14 luglio 2019

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Sui treni, per salvarsi, leggevano.
Linimento perfetto. La fissa esattezza della scrittura come sutura di un terrore. L’occhio che trova nei minuscoli tornanti dettati dalle righe la nitida scorciatoia per sfuggire all’indistinto flusso di immagini imposto dal finestrino. Vendevano, nelle stazioni, delle apposite lampade, lampade per la lettura. Si reggevano con una mano, descrivevano un intimo cono di luce da fissare sulla pagina aperta. Bisogna immaginarselo. Un treno in corsa furibonda su due lame di ferro, e dentro il treno un angolo di magica immobilità ritagliato minuziosamente dal compasso di una fiammella. La velocità del treno e la fissità del libro illuminato. L’eternamente cangiante multiformità del mondo intorno e l’impietrito microcosmo di un occhio che legge. Come un nòcciolo di silenzio nel cuore di un boato. (…) Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità.

A. Baricco, Castelli di rabbia

Nota di Marilena Lucente: un intero capitolo dedicato al treno: quel grandioso azzardo dell’immaginazione, che di colpo otteneva di comprimere lo spazio e sminuzzare il tempo, ridisegnando le carte geografiche della terra e i sogni della gente” Faceva paura il treno, il suo modo di correre, due secoli fa, nel fragore del mondo. per questo il rimedio perfetto fu il libro, conoscere la sua dolcezza:

“Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura – un libro che inizia.”

l’immagine, è già quasi cinema, è di E. Hopper, Lettrice in treno. 1965

finestrino

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Il mare è lì a ricordarci la nostra immensità

6 luglio 2019

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– Keep calm and read a book –

Aveva la bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.

A. Baricco, Oceano mare

Nota di Marilena Lucente: il mare, è questa l’idea ricorrente tra le pagine del libro, è lì a ricordarci la nostra immensità, l’immensità degli esseri umani.
E la partita che continuamente la Vita, la Natura, gioca con noi, tra infinito e limiti, certezze e onde che si infrangono. Anzi, più precisamente:

“La natura ha una sua perfezione sorprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perché non è infinita”.

E guardando i limiti si vedono tante cose, come quella “bellezza di cui solo i vinti sono capaci”.

mare

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La sabbia davanti al mare ci avverte che in acqua non ci sono strade, non ci sono direzioni.

4 luglio 2019

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– Keep calm and read a book –

Sai cos’è bello, qui?
Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno.
È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta…

A. Baricco, Oceano mare

Nota di Marilena Lucente: sono ancora le parole di Anna Devirià, una delle protagoniste del libro, a raccontarsi, raccontarci, davanti al mare.
Di quei momenti in cui si vorrebbe semplicemente stare, affidandosi al tempo, lasciando le certezze e le sicurezze, tanto passeranno anche quelle.
Il fatto è: la sabbia davanti al mare ci avverte che in acqua non ci sono strade, non ci sono direzioni. Solo confini, soglie da attraversare, orizzonti da superare.

orme

(la foto è di Luigi Ghirri)

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L’attesa come segreto

27 febbraio 2019

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L’attesa come segreto, così che nessuno al mondo ne sa qualcosa, tranne colui che è atteso e colui che attende. Un sentimento che per intensità è superiore a qualunque altro.

(Elias Canetti – La rapidità dello spirito)

da facebook “Pagina Bianca”

attesa

 

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Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso

15 febbraio 2019

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Mi stringerai ancora più forte e mi bacerai con tutta l’anima, come se, così facendo, riversassi in me tutto quello che è racchiuso e celato in te, che si aprirà e si svelerà nel mio corpo, piano piano, finché tutto si scioglierà.

D. Grossman, Che tu sia per me il coltello

Nota di Marilena Lucente: per misteriose ragioni ci sono dei libri che ci prendono e ci portano via, ci dicono tutto di noi, raccontano i nostri desideri profondi, finanche i più remoti e nascosti, ci fanno compagnia, a volte per tutta la vita. Questo libro ha su di me questo effetto.

frasi imparate a memoria:

“Volesse il cielo che due estranei vincessero l’estraneità”.

pagine piene di visioni, sguardi, coraggio:

“Avremo un sacco di primi incontri come quello e ogni volta ci scopriremo in modo nuovo. Perché rinunciare a qualcosa? Perché rinunciare a tutto? Voglio tutto con te, perché solo con te posso volere tutto. Perché, forse, solo attraverso questo prodigo “tutto” ci verrà svelata, a poco a poco, l’essenza particolare che può crearsi tra te e me, ma mai tra altre due persone. […] Per tutta la vita ci “accontentiamo”, e con te voglio toccare tutto, con gesti ampi e generosi, come se questa fosse l’ultima volta che tocco in vita mia”.

passaggi pieni di immaginazione, e felicità

“Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo”.

e soprattutto, necessità

“Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso”

coltello

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