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La vita era così e basta

1 dicembre 2018

Keep calm and read a book

– Keep calm and read a book –

 

Vediamo chi la spunta questa volta, mi sono detta. Ho acceso il computer e ho cominciato a scrivere ogni dettaglio della nostra storia, tutto ciò che mi è rimasto in mente.

E. Ferrante, L’amica geniale

Nota di Marilena Lucente: in mente, per adesso, ci è rimasto lo stupore, la confusione delle emozioni, il riconoscersi in tanti passaggi di questa storia; l’amica che andava con il passo sicuro, aderente alle cose, e noi invece sempre un po’ staccati dalle nostre azioni, incerte, un po’ perdenti; le case, le strade, piene di gente, abitate da quell’amore fatto di dolore, i desideri che si presentavano con violenza e con violenza andavano trattati; la cattiveria necessaria come il pane. e c’era più cattiveria che pane.
Il bisogno di stringersi, di trovare quell’altra parte di sè venuta lontano a combaciare, il tu necessario al respiro, sino a diventare una cosa sola: le migliori amiche e nello stesso tempo le peggiori nemiche:

“Forse devo cancellare Lila da me come un disegno sulla lavagna, pensai, e fu, credo, la prima volta. Mi sentivo fragile, esposta a tutto, non potevo passare il mio tempo a inseguirla o a scoprire che lei mi inseguiva, e nell’un caso e nell’altro sentirmi da meno”.

E’ Lenù che scrive, che vuole cancellare. E’ lei che sente il freddo da quel lato del corpo quando l’altra non c’è.

Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c’era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così e basta, crescevamo con l’obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi.

E. Ferrante, L’amica geniale

Nota di Marilena Lucente: per chi legge Elena Ferrante da anni, per chi l’ha scoperta di recente, questa sera – per me, finalmente – va in onda la serie tv de L’amica geniale.
Un racconto che ci porta nel cuore della violenza del nostro sud, quella violenza che nasce dalla miseria, con uno sguardo crudo, crudele, perchè non c’è altro modo di raccontare le vite che sono cresciute così: in ogni casa una guerra, interrotta solo da qualche momento di tregua, in ogni strada una sfida, un pericolo, l’unico modo per diventare grandi.
La scuola. La scuola dalle maestre severe e necessarie, le sole forse capaci di vedere un poco di futuro per queste bambine.

“Quando si è al mondo da poco è difficile capire quali sono i disastri all’origine del nostro sentimento del disastro, forse non se ne sente nemmeno la necessità. I grandi, in attesa di domani, si muovono in un presente dietro al quale c’è ieri o l’altro ieri o al massimo la settimana scorsa: al resto non vogliono pensare. I piccoli non sanno il significato di ieri, dell’altro ieri, e nemmeno di domani, tutto è questo, ora”.

E poi quell’amore, quel poco di amore rubato alla miseria, che arriva, rende gli occhi più neri, e quasi ti tramortisce.
Questo siamo, nel profondo: figli di carezze ruvide e di un sud sempre antico che non ci lascia mai, che non lasciamo mai.amicageniale