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7 ottobre 2017

Commenti disabilitati su L’indifferenza è l’ultimo dei mostri, un diavolo custode che ogni tanto capita di incontrare

L’indifferenza è l’ultimo dei mostri, un diavolo custode che ogni tanto capita di incontrare

– Keep calm and read a book –

Torno sul significato personale dell’indifferenza: non riconoscere la differenza tra falso e vero, tra realtà e finzione. Si assise perciò a una violenza. a un sopruso, a un atto incivile e si resta a guardare.
La realtà ricevuta per la gran parte attraverso uno schermo produce questo effetto di spettacolo. Si sta seduti davanti agli avvenimenti, a conferma di essere spettatori accomodati in platea. Nessuno in sala si alzerebbe per fare irruzione e impedire a Otello di uccidere Desdemona. I nervi sono accordati sua bassa tensione dell’estraneo che assiste.
Dopo la breve impennata emotiva segue la bassa marea del ripiego nel proprio guscio. Sulla sabbia restano funi sfibrate, tronchi imbiancati, corpi di annegati, di bombardati in casa Si sono ritirate le onde, resta la traccia circolare lasciata dal bicchiere sopra il tavolo, mentre a terra vengono spazzati dalla scopa i suoi frantumi.
L’indifferenza è un accorgimento per ingannare i sensi, li frastorna per il tempo necessario a non intervenire.

Ma ogni volta che la difesa passiva del’indifferenza cede in un punto, apre una breccia, un moto di risposta, d’intervento: ognuna di queste volte viene contata all’attivo di una persona. Quello che sarà scritto sulla colonna con il segno più, dipenderà da quante vole la linea dell’indifferenza sarà stata aggirata, scavalcata.

E. De Luca, Diavoli custodi

Nota di Marilena Lucente: finisce qui questo libro. L’indifferenza è l’ultimo dei mostri, un diavolo custode che ogni tanto capita di incontrare. L’indifferenza è un sentimento che mette al riparo, che fintamente protegge, che esclude l’impegno, la partecipazione, l’attenzione. nasce da egoismi e paure e partorisce demoni ancora peggiori.
E’ quella specie di muri orribili che imprigionano sia chi è dentro sia chi è fuori. Esiste l’antidoto. preferisco non scriverlo. ognuno deve trovare il proprio.

indifferenza

7 ottobre 2017

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Il silenzio algebrico

– Keep calm and read a book –

bruno1

ph Antonella Serpico

bruno2

bruno3

quella che vedi mescolata al giorno
è il residuo di una polvere
che viene da un tempo remoto

oggi gli strumenti catturano le vibrazioni della terra
fiumi di metropolitane misure prese dal buio
e portate alla coscienza dei grafici

è un passaggio al limite dell’immaginario
scoprire anche il vuoto con le nostre parole
precipita la capacità di narrazione
e si espande al di fuori degli spazi

anche le particelle maturano e crescono
aggrappandosi alle nostre riflessioni

Bruno Galluccio
Dall’amore per i numeri a quei dialoghi in versi. Un esperto di intelligenza artificiale e cibernetica, una laurea in fisica che si trasforma in passione lirica. Qualcuno dice che avrei dovuto andarmene, ma dopotutto perché avrei dovuto? Chi vive al Vomero ha un doppio legame. Alcuni critici hanno osservato che nei miei versi c’è poca Napoli: forse c’è meno astrazione che altrove…
PIERO ANTONIO TOMA

6 ottobre 2017

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Una parola più dolce della gioia.

– Keep calm and read a book –

TRISTEZZA

Interrogo la tristezza e scopro
che non ha il dono della parola;
eppure, se potesse,
sono convinto che pronuncerebbe una parola più dolce della gioia.

Kahlil Gibran “Prose Poems”

3 ottobre 2017

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Il coraggio di entrare nel bosco

– Pensieri e Parole –

Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco.

(Anonimo)

bosco

3 ottobre 2017

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Perché mi fai soffrire?

– Keep calm and read a book –

− Perché mi fai soffrire?
− Perché ti amo.
− No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore.
− Chi ama vuole solo l’amore, anche a costo del dolore.
− Mi fai soffrire apposta, allora.
− Sì, per vedere se mi ami.
Italo Calvino, Il barone rampante.

soffrire

3 ottobre 2017

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Ammiro le persone di valore, ma imparo dalle altre

– Keep calm and read a book –

Il comportamento, secondo me sbagliato, di altri mi è servito a puntualizzare per contrasto il mio. Ogni persona che non ho stimato, che ho perciò urtato e scansato, mi ha insegnato qualcosa di nuovo su di me. Mi ha aggiornato le differenze.
Ammiro le persone di valore, ma imparo dalle altre.
La vita randagia di operaio mi offriva scarsa occasione di approfondimento di me stesso. Facevano supplenza i libri che leggevo, portandomi ala superficie i tratti e i nervi. Qualcosa di me stava sbriciolando nelle pagine delle storie altrui. La letteratura è stata per me ogni vola l’ingresso in una città nuova, a casa d’altri. Ero e sono un lettore ospite senza invito diretto. MI sono perciò serviti gli incontri e gli urti con uomini sballati, canaglie dal mio punto di vista. Ognuno di loro mi ha lasciato una sa pezza che ho rivoltato e cucito a toppa di vestito.

E. De Luca, Diavoli custodi

Nota di Marilena Lucente: non esiste un io senza un tu. L’antica formula dell’identità prevede un tu che ci completa, ci arricchisce, ci rende migliori. Poi ci sono incontri “a misura di braccio, a distanza di offesa” , ci sono volti, corpi che ci feriscono, parole che arrivano e colpiscono. succede di essere offesi, e di offendere. per calcolo o per causalità.
Ci sono persone che vediamo e pensiamo: mai così. Mai con quel vestito, mai con quella espressione su viso, mai con quella arroganza scritta sul corpo. E poi ci sono persone radiose, tutta vita. Non è una questione di felicità, no. E’ proprio il sentire che è diverso.
“in quel torbido mi sono conosciuto”, recita così un verso di Ungaretti quando racconta dei suoi anni a Parigi. Ci si conosce così, per contrasto e per analogia, per odio e per amore.

contrasto

1 ottobre 2017

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Cogliere nuovi spunti dentro di noi

– Pensieri e Parole –

Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.

Cesare Pavese

leggendo

1 ottobre 2017

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Si tu nun scinne a ffonne nun o puo’ sape’

– Keep calm and read a book –

Mi rado la barba senza aiuto di specchio, evito di guardare a lungo la mia faccia che mi guarda. E’ un fastidio che fa il paio filosofico con la frase di Socrate “Conosci te stesso”. La mia risposta al consiglio è no. Per il mio tentativo di conoscenza preferisco gli altri, il mondo intorno. La mia indagine si rivolge all’esterno, non verso me stesso.
Mi sono conosciuto invece in qualche circostanza brusca. In un amore dei trent’anni scoprii che l’amata frequentava un altro. Nella confusione della scoperta mi accorsi di non essere geloso. Mi faceva male il sotterfugio, non il fatto. Rovistai nei nervi per trovare quello della gelosia, ma non c’era. Col tempo ho accettato la notizia di non poter bastare a una donna, di non pretendere a lei una esclusiva.
Conoscersi per me significa infittire il misteri, non diradarlo. Mi sono conosciuto in una febbre, in una calma improvvisa, in un cedimento. In ognuno dei casi avrei preferito di no. Si tratta di accidenti accaduti a un qualche me stesso, monodose, scartato dopo l’uso.
Non posso chiamare esperienza la vita sfiorata, calpescata. Non riconosco alcun addestramento avvenuto, alcun insegnamento impartito dalle circostanze. Resto principiante, rinnovo le varianti sorprendenti della mia incompetenza, impreparato a tutto.

E. De Luca, Diavoli custodi

Nota di Marilena Lucente: ho letto e riletto questo passaggio – pagina 57 – indecisa se trascriverlo o meno. sono fermamente convinta del contrario. per quanto anche io spesso trovi stancante e qualche volta insopportabile stare con me stessa, oppure scoprire con mostruosa evidenza la fatica del conoscersi: “conoscersi è morire”, dice uno dei personaggi di Pirandello, quando si trova testimone di se stesso, del suo agire, quando si vede fare cose che mai avrebbe immaginato di poter pensare e fare. In quello specchio, quello in cui il protagonista del libro si fa la barba, quello in cui noi ci guardiamo ogni volta che abbiamo bisogno, entra il mondo che pure ha un ruolo necessario per la conoscenza di noi stessi. conosco, imparo, quello che mi fa triste, quello che mi fa felice, quello che mi offende (e che raddoppia la fatica necessaria dell’apprendimento.
Si tu nun scinne a ffonne nun o puo’ sape’. cantano così quei due che ascolto ogni mattina mentre vado a scuola. non c’è altro modo per conoscere e conoscersi: si tu nun scinne a ffonne nun o puo’ sape’.

sapè

1 ottobre 2017

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L’oscurità aiuta a sentire

– Keep calm and read a book –

L’oscurità aiuta a sentire, concentra tutti i sensi nell’orecchio. Le storie si versavano direttamente nei nervi, che le rappresentavano sottopelle, nel naso nel palato e dentro gli occhi inutilmente aperti. La città mi allestiva il suo teatro in corpo e mi addestrava al mondo. Era napoletano il mondo, la parlata.
A confronto dell’udito, la vista era un senso minore, capace di vedere solo innanzi a sè, fermandosi in faccia al muro dirimpetto, mentre le orecchie lo attraversavano. Solo davanti al mare, gli occhi prendevano vantaggio: potevano vedere Capri, mentre le orecchie non potevano sentirla.
Gli occhi erano addetti alla bellezza. Se c’erano mostruosità, potevano abbassare la saracinesca delle palpebre. Le orecchie no, erano senza protezione.

E. De Luca, Diavoli mostruosi

oscuritàNota di Marilena Lucente: lo sguardo e l’immagine, l’udito e i suoni. in questa pagina ritorna la riflessione sulla nostra esperienza sensoriale. Quello che scegliamo di vedere direzionando il nostro sguardo, quello che invece ci resta negli occhi: la vita di dentro, che solo in parte è decisa da noi. Anche i suoni, la musica, chi ascoltare: se possiamo scegliamo cosa offrire alle nostre orecchie. con quale canzone svegliarci, chi ascoltare, dove andare a trovare il silenzio. ma la maggior parte dei suoni ce li passa il mondo, senza filtri, senza particolari indicazioni, senza scegliere, in fondo. in continuo agitarsi di attrazione e repulsione tra ciò che ci cattura, ci affascina e quello che invece ci fa venire voglia di chiudere gli occhi e tapparci le orecchie.

23 settembre 2017

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Le mani non versano lacrime

– Keep calm and read a book –

Alla prima lettura mi viene di guardarmi e mie.La mia mano sinistra sa bene quello che fa la destra. Lavorando a lungo con mazza e scappello, i colpi imprecisi della mano destra sono caduti sulla sinistra. Non per questo è innocente, è dimostrata la sua complicità in ogni azione operata dalla destra.

Le ho tenue poco nelle tasche.

Il cemento, la calce le hanno morsicate, le carezze le hanno sorprese. La prima fu sotto la tavola apparecchiata. Una mano di ragazza cercò la mia scansando la tovaglia, il mio sangue si precipitò dentro la man, per curiosità. Si spinse fino ai capillaru per ricevere la prima carezza innamorata. Si chiusero gli ochi per sentire meglio.

Dylan Thomas in una sua poesia scrisse che le mani non versano lacrime. Vero, però le possono asciugare.

E. De Luca – A. Mendini, Diavoli custodi

Nota di Marilena Lucente: ventisette ossa, migliaia di possibili movimenti, la capacità di farsi linguaggio, il passaggio evolutivo reso possibile dalla trasformazione della mano. da anni ho in mente di scrivere un libro sulle mani, forse uno dei tanti libri che non scriverò.
ma questo libro qui, Diavoli custodi, alla prima lettura, mi ha spinto a guardarmi le mie. toccarle, girare gli anelli, trovare il punto dove la pelle è pmaniiù dura. in questo gioco, ho entito prima di tutto l’ingiustizia per le mani che non potrò vedere più, mani di milioni di gesti, gesti invisibili prima che la loro assenza mettesse a fuoco dettagli un tempo senza alcun peso. guardarsi le mani e raccontarsi le storie che ci sono dentro, leggerle come se fossero scritte con una bella calligrafia. guardarsi le mani e scoprire i verbi sanno declinare. infine, ragionare con Dylan Thomas. Come ha fatto a pensare questa cosa qua? al fatto che le mani non versano lacrime.
e poi, quel tremare che qualche volta accade che cos’è?