Crea sito

Condannato a morte

18 agosto 2017

Keep calm and read a book

– Keep calm and read a book –

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

Diego Cugia, Jack Folla. Alcatraz. Un Dj nel braccio della morte

Nota di Marilena Lucente: Più dei tramonti, più del volo di un uccello, più delle albe, più del sole: la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. In assoluto. Parola, anzi parole di Jack Folla. Quaranta anni, italo americano, dj, detenuto in un carcere di massima sicurezza USA, condannato a morte. Una concessione: può fare radio e trasmettere su un Radio 2 “la musica della sua vita”.
Questo libro è tremendo. Questo libro è bellissimo. Mi capita di rileggerlo almeno una volta l’anno. Spesso di più. Oltre a raccontare i brani che tutti ascoltiamo – il rock, i cantautori – ha una musica dentro che ti fa scivolare dentro le pagine. Vai su e giù tra le righe, ritorni indietro, vai avanti, ci ripensi: non vuoi che finisca.
Finirà, Jack Folla. E dalla fine, dal limite, dall’estremità della vita in cui si trova, si prende la libertà di dire ciò che gli va. Parla di tutto, come si fa in radio. In modo diretto, come sarebbe bello fare sempre. Politica, televisione, consumismo, denaro, musica, amore. Anche. Sempre restando in carcere. Parole corrosive, piene di rabbia. Un giorno racconta di questa specie di donne, quasi una razza a sè: le donne in rinascita. Meravigliose: più dei tramonti, più del volo di un uccello, più delle albe, più del sole.
Sembra stia parlando di tutte, in ogni rigo Sembra ci abbia visto, spiato, sembra sapere di noi. Di quel momento, di quella volta, di quella ruspa. Quanto parliamo, ragazze.E quanto piangiamo. Lacrime e parole. Scendono giù e non si fermano. Per questo Jack Folla sa tutto. E vede, ci fa caso, alla gonna nuova, a una piccola luce, alla primavera a novembre, a quel germoglio che nasce dopo tanto scavare dentro se stesse. Dentro se stessi, vorrei scrivere. Perchè questa pagina riguarda tutti, donne e uomini (e letta così, secondo me, è ancora più bella).

condannato